I LUOGHI DI CULTO – SALA 6 e 7 

I santuari del Cicolano

La valle del Salto è caratterizzata dalla presenza di numerosi santuari antichi che spesso assumono, oltre alla funzione religiosa, anche un ruolo aggregativo venendo a costituire importanti punti di scambio commerciale. Questi santuari, spesso di natura rurale dal momento che il modello di insediamento sul territorio è da sempre di tipo sparso, hanno goduto di particolare vitalità soprattutto grazie alla loro collocazione in corrispondenza delle tappe dei percorsi di transumanza.

Fra i numerosi terrazzamenti in opera poligonale, i cui imponenti resti sono ancora oggi visibili, alcuni possono con certezza essere identificati come santuari, cioè luoghi consacrati. Spesso su questi stessi terrazzamenti, in epoche successive si sono impiantati luoghi di culto cristiani:

  1. S. Giovanni in Leopardis (Borgorose)
  2. S. Erasmo (Corvaro)
  3.  Grotta del Cavaliere (Alzano di Pescorocchiano)
  4. S. Angelo in Cacumine Montis (Fiamignano, chiesetta degli alpini)
  5.  S. Lorenzo in Vallibus Marmosedio (Fiamignano)
  6. S. Mauro in Fano (Castelmenardo)
  7. Ara della Turchetta (S. Anatolia)
  8. S. Angelo di Civitella (Pescorocchiano, cimitero) 

Le aree sacre

Il santuario è quel luogo che acquista un carattere sacro per la manifestazione o per la presenza di una o più divinità. Oltre l’altare destinato ai sacrifici può trovare spazio anche il tempio in cui si custodiva l’immagine della divinità e dove venivano depostele offerte dei fedeli. Caratteristica comune dei luoghi sacri – ieri come oggi – è la presenza di ex-voto donati alla divinità a testimonianza di una grazia ricevuta o per implorare un beneficio. Proprio questi doni votivi costituiscono la gran parte delle attestazioni archeologiche che conosciamo di questi luoghi consacrati.

Le testimonianze archeologiche esposte offrono uno spaccato dei culti e delle molteplici pratiche devozionali in uso nel Cicolano tra la fine del IV e il I sec. a.C., periodo storico di importanza cruciale che vede la progressiva affermazione politica di Roma. Un ruolo importante svolgono in quest’epoca i santuari che, in un’area con forme insediative scarsamente accentrate, assumono una funzione non solo religiosa, ma anche aggregativa a livello politico-sociale, oltre a costituire punti di scambi commerciali trovandosi spesso lungo i percorsi di transumanza.

Il rituale prevedeva, oltre al sacrificio di animali, anche l’offerta di doni e di cibi e primizie alla divinità. Per questa ragione tanto abbondanti sono i votivi fittili (in ceramica) ed altrettanto lo sono i resti faunistici che ancora oggi si recuperano nello scavo di un santuario.

I doni offerti alle diverse divinità, rappresentano un campo di indagine estremamente interessante: sono segni tangibili della devozione degli offerenti e al tempo stesso indicativi dell’attività di officine e di artigiani. Le offerte spesso permettono di individuare la divinità cui era dedicato il santuario, di conoscere la mentalità dei devoti, i loro bisogni e le loro aspettative.

Il deposito votivo di S. Erasmo

Nel Comune di Borgorose, nella piana di Corvaro, è stata individuata e parzialmente scavata un’area sacra di età romana, costituita da due strutture e un deposito votivo, che si distingue per essere l’unica che si conosce nel Cicolano posizionata in un fondovalle. Del santuario si riconosce il podio del tempio in opera poligonale con la fondazione del muro della cella ed altre costruzioni allineate lungo un asse viario. La sua posizione può essere spiegata per la presenza della sorgente di S. Erasmo, che fino a tempi recenti contribuisce al ristagno delle acque nell’area limitrofa alle strutture. Qui doveva trovarsi un edificio di culto cristiano dedicato a S. Erasmo, invocato contro le epidemie e le malattie dell’intestino.

Nel 1956, a seguito di lavori agricoli, fu riportato casualmente in luce un deposito votivo.

I materiali esposti, tipici dei depositi etrusco-laziali dell’Italia centrale, si inquadrano tra il III e il II sec. a.C. e si riferiscono alla sfera della sanatio (della salute) – per la presenza dei molti votivi anatomici – e della fecondità. Sono presenti anche raffigurazioni di offerenti, un frammento di statua, resti di vasellame che probabilmente poteva contenere offerte in alimenti. È molto difficile individuare in questo santuario la divinità o le divinità venerate: la presenza di ex-voto anatomici ne attesta la connotazione salutare, forse in relazione ad un culto idrico-salutare, senza poter entrare maggiormente nel dettaglio. Il santuario si inserisce perfettamente nel quadro di quei santuari di fondovalle, a forte connotazione rurale, che fioriscono dopo la conquista romana legati all’organizzazione di un territorio ancora non urbanizzato. Attorno a questi punti di aggregazione dovevano infatti svolgersi fiere locali con mercato di animali e scambi di merci.

Il santuario di S. Angelo di Civitella

Nel Comune di Pescorocchiano nella frazione di Civitella, si trova l’unico santuario del Cicolano oggetto di ricerche e scavi sistematici. Le indagini archeologiche effettuate dalla Soprintendenza, nell’area del santuario già individuato agli inizi del XIX secolo dall’architettoSimelli, hanno permesso di ricostruire la planimetria del complesso sacro, articolato su due terrazze. Sulla terrazza superiore doveva in antico sorgere il tempiosu cui in epoca medievale si è impostata la chiesa di S. Angelo, che divenne nel XIX secolo la cappella del cimitero di Civitella. La terrazza inferioreera realizzata con una imponente sostruzione in opera poligonale (blocchi giustapposti a secco). All’angolo con il muro orientale sono scolpiti, con l’intento di allontanare le influenze maligne, due falli affrontati.

Le indagini archeologiche hanno evidenziato tre fasi vita del complesso. La primadatabile fra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., vedeva il santuario impostato su una altura fortemente in pendenza, forse ancora privo di terrazzamento, in cui i resti dei fuochi sacri venivano gettati direttamente lungo il pendio. La seconda, databile alla metà del II sec. a.C., vede la monumentalizzazione del santuario con la realizzazione del muro in opera poligonale. La terza, metà II – I sec. a.C., rappresenta l’ultima fase di vita del santuario.

Come testimonia la presenza della lettera A sul fondo di diverse ciotole a vernice nera, la prima dedica dell’area sacra doveva essere alla dea Angitia, ipotesi avvalorataanche dai dati archeozoologici. Questa divinità, particolarmente venerata dai Marsi e dalle popolazioni vicine, è legata alla sfera della magia e della sanatio(guarigione). L’area poi fu dedicata anche ad altre divinità come testimoniano i bronzetti di Ercole e Marte e alcune iscrizioni, tra cui una con la dedica alla Salus.

I votivi figurati

Meno frequenti dei votivi anatomici, sono le piccole terrecotte figurate e le statuette di animali, donate in sostituzione dei sacrifici o per richiedere la protezione degli dèi sulle attività di caccia e allevamento. Infatti in occasione di cerimonie o di ricorrenze speciali era uso sacrificare animali sugli altari come offerte alle divinità. Le figure di animali – tori, mucche, cavalli – sono probabilmente da intendersi come offerte simboliche, al posto di animali vivi che il fedele o la comunità non poteva permettersi di acquistare e sacrificare.

Tematiche diverse presuppongono le statue e statuette, le teste, le mezze teste e le maschere, interpretabili come raffigurazioni di offerenti che attraverso la deposizione della propria immagine, intera o abbreviata, di grandi o piccole dimensioni, ponevano sé stessi sotto la protezione della divinità venerata nel santuario. Queste immagini sono quasi sempre generiche, raramente hanno le caratteristiche del ritratto. Raffigurano devoti soprattutto adulti, ma anche fanciulli e bambini in fasce:ed erano forse poste in occasione di eventi considerati cruciali dell’esistenza oppure per chiedere grazia e protezione.

A parte poche eccezioni, per il tipo di materia utilizzata – l’argilla – e per la tecnica di esecuzione -lo stampo – i doni in terracotta dovevano costituire offerte poco costose e quindi erano tipiche delle classi meno elevate. Talvolta le immagini dei devoti sono caratterizzate dalla presenza di ornamenti particolarmente ricchi, sfarzosi diademi, orecchini complicati, collane vistose, che esprimevano con ogni probabilità l’appartenenza ad un ceto sociale più elevato. I numerosi vasetti miniaturistici, le più grandi ciotole e le brocche da vino (oinochoai), testimoniano la presenza di offerte connesse forse con l’offerta di generi alimentari (granaglie, olio, latte, vino).

i votivi anatomici

L’uso di deporre nei santuari doni votivi in terracotta che riproducevano, a grandezza naturale o in forma miniaturizzata, parti del corpo umano, immagini di devoti e i più svariati oggetti di uso quotidiano o simbolico, costituisce una delle espressioni devozionali più tipiche e diffuse non solo nel Cicolano, ma in tutta l’Italia centrale. I materiali dovevano essere accumulati nel santuario, dove appositi ambienti erano destinati ad accogliere le offerte dei fedeli. Quando le offerte diventavano troppe e ingombranti, o quando si doveva procedere ad una ristrutturazione del santuario, queste venivano seppellite generalmente in fosse appositamente scavate, perché in quanto di proprietà della divinità non potevano essere gettate o essere riutilizzate in altro modo. Nel caso del Santuario di S. Angelo di Civitella, al momento della ristrutturazione del tempio, i votivi vennero riposti nel terrapieno del terrazzamento.

Le offerte possono essere relative o a una richiesta di grazia relativa alla sfera della salute oppure possono rappresentare l’offerta sacrificale alla divinità. Non tutti i votivi anatomici, tuttavia, erano necessariamente legati alla sfera della salute e della guarigione: oltre a quelli alludenti alla fertilità come organi riproduttivi maschili e femminili, altre rappresentazioni di parti anatomiche come gli arti inferiori e superiori, trovati in numero considerevole, potevano avere significati diversi come quelli di simboleggiare il viaggio o la preghiera del devoto. Mentre in Grecia i votivi anatomici sono solitamente connessi con il culto di Esculapio, il dio protettore della medicina, in Italia sono presenti anche in santuari dedicati ad altre divinità, spesso caratterizzate da molteplici prerogative e alle quali i fedeli attribuivano anche proprietà salutari.