IL TUMULO DI CORVARO – sala 4

La necropoli del Montariolo

La testimonianza più rilevante della cultura degli Equicoli è il monumentale sepolcro collettivo, sito nella piana di Corvaro, conosciuto localmente con la denominazione di “Montariolo”. L’eccezionale tumulo, oggi quasi completamente scavato, si innalzava dal piano di campagna per un’altezza di 4 m, ha un diametro di circa 50 m ed è delimitato da un perimetro di pietre realizzato da lastre squadrate di calcare locale. Il grande sepolcro ha restituito 368 tombe – attribuibili a più fasi cronologiche -disposte al suo interno e al di fuori della fascia perimetrale che lo delimita. L’imponente monumento ha avuto un utilizzo prolungato nel corso del tempo, infatti, si individuano tre fasi di vita: IX-VIII sec. a.C. (Fase I), fine VII – V sec. a.C. (Fase II), IV-I sec. a.C./I sec. d.C .(Fase III). L’ideologia in esso racchiusa, la concezione della sua realizzazione e i particolari costruttivi singolarmente complessi permettono di definire questo tumulo un monumento eccezionale e, ad oggi, unico in tutto il territorio peninsulare. L’opera architettonica, carica di significati ideologici, riflette un grosso impegno costruttivo che fa ipotizzare l’esistenza di un’organizzazione centralizzata della comunità che l’ha realizzata.

Cos’è un tumulo?

motivo architettonico elementare eretto a coprire sepolture sia singole che multiple, apparso nel bacino del Mediterraneo già dal II millennio a.C. Tale tipo di sepolcro, a pianta circolare, realizzato in pietre e terra, rimanda alla tradizione eroica dei monumenti funerari narrati da Omero, come quelli innalzati ad Achille e a Ettore. La sepoltura monumentalizzata individuale o collettiva è tipica dell’area umbro sabellica e può essere considerata il simbolo di una cultura comune (koinè) centroitalia che si rileva già nella prima età del Ferro soprattutto nell’area interna appenninica dove i tumuli costituivano i segnali antropici più evidenti che caratterizzavano i singoli territori. Tumuli molto alti, recintati e contenenti più sepolture, esistenti nell’area cicolana, sono ricordati da Varrone in un passo citato da Dionigi di Alicarnasso.

L’antefatto

Nella di piana Corvaro sono disseminati diversi cumuli di pietrame (macere) accantonato nel tempo dai contadini per facilitare i lavori agricoli, pertanto fino alla prima metà degli anni ’80 del Novecento il tumulo era passato del tutto inosservato. La sua presenza è stata rilevata dagli scassi effettuati da scavatori clandestini muniti di metal detector che hanno inevitabilmente provocato seri danneggiamenti al monumento, ai quali si aggiungono i danni causati dai lavori agricoli e dall’utilizzo del sepolcro come continua fonte di materiale da reimpiego per l’edilizia moderna, tanto che il lato occidentale del tumulo è stato in gran parte asportato nel corso del tempo.

Nel 1984 la consegna, alla Soprintendenza competente, da parte dell’Archeoclub di Pescorocchiano di alcuni materiali archeologici provenienti dal tumulo e successivamente recuperati, ha determinato l’inizio delle indagini archeologiche presso il “Montariolo”. Il grande sepolcro – realizzato in terra, grosse pietre e ciottoli – è caratterizzato da una struttura architettonica interna, costituita da un’ossatura di muri radiali composti da grosse pietre di calcare disposte ad intervalli abbastanza regolari. Durante lo scavo sono stati rinvenuti diversi materiali ceramici, inquadrabili nell’ambito dell’IX-VIII sec. a.C. (Fase I): l’imponente monumento deve essersi impostato su una precedente area necropolare come attestano la tomba 8, un vaso d’impasto rinvenuto a ridosso della zona centrale del tumulo e una ciotola d’impasto rinvenuta non nella sua collocazione originaria come anche i numerosi vasi di piccole dimensioni c.d. miniaturistici rinvenuti anch’essi in diverse zone del tumulo. In seguito alle indagini condotte è stato possibile individuare, nella composizione del monumento, una complessa stratigrafia, nonché la presenza di un tumulo minore, di circa 11m di diametro, all’interno del maggiore.

Nell’esposizione museale si è deciso di esporre con il relativo corredo funerario, che fornisce preziose indicazioni di carattere cronologico, storico-culturale e sociale, alcune sepolture. Oltre alla sepoltura più importante posta al centro del tumulo e alla tomba 8, la più antica relativa alla Fase I (IX-VIII sec. a.C.), sono esposte 10 tra le tombe più significative, di cui 5 della Fase II (VII-V sec. a.C.) e 5 della Fase III (IV-I sec. a.C./I sec. d.C.). Per le rimanenti, trattandosi in realtà tranne qualche rara eccezione di sepolture con corredi funerari dalla composizione analoga, si è scelto di evidenziare la grande quantità di materiali ritrovati suddividendoli per tipologia.

Le tombe dei guerrieri equicoli

La Fase II (VII-V sec. a.C.) del tumulo, ad esempio, suggerisce l’esistenza di una élite connotata da un particolare status sociale di stampo guerriero, per la quasi esclusiva presenza di sepolture di individui armati. Le deposizioni sono disposte entro fosse terragne, a quote diverse, delimitate da pietre di grandi dimensioni, non scavate ma piuttosto realizzate all’interno degli strati pietrosi costituenti la struttura del tumulo. Queste sono poste per lo più in senso rotatorio rispetto al centro del monumento, mentre solo alcune di esse (tombe 17 e 9) si sono impiantate longitudinalmente alle costolature radiali che lo caratterizzano. Le sepolture sono riferibili, prevalentemente, ad individui di sesso maschile e sono contraddistinte dall’assenza di materiale ceramico e dalla presenza di armi da offesa, solitamente la spada lungo il fianco destro e la lancia lungo il sinistro. Sono state rinvenute spade in ferro, punte di lancia e di giavellotto e pugnali con elsa a stami (= impugnatura terminante con decorazione a piccoli globi). Oltre alle armi sono presentigli ornamenti personali costituiti da fibule (=spilla di sicurezza/fermaglio) in bronzo e in ferro, placche di cinturone (fibbie)in bronzo di varie fogge riferibili ai tipi più comunemente attestati in questo periodo, e oggetti d’uso come ad esempio i bacili in bronzo. Le tombe sono attribuibili a individui di età adulta compresa tra i 30/40 anni e l’età senile. Tutti i materiali di questa fase sono generalmente riconducibili alla cultura comune (koinè)centro italica o meglio medio-appenninica di età arcaica (VI-V sec. a.C.) e adriatica (fasi IV A e B della cultura picena). Tra le tombe arcaiche si distingue per la preziosità del corredo la tomba 108. Il corredo in un quadro che appare nello stesso ambito cronologico socialmente omogeneo si differenzia nettamente per la relativa ricchezza dei materiali in associazione, il che fa prefigurare una preminenza sociale dell’inumato anche se non paragonabile ai corredi principeschi coevi rinvenuti in particolare in aree abbastanza prossime come ad esempio quelle del contiguo Abruzzo.

Le tombe di epoca repubblicana

Le tombe inquadrabili nella Fase III (IV-II/I sec. a.C.), sono scavate, spesso in profondità, nel banco ghiaioso sia entro che fuori al circolo di pietre delimitante il grande sepolcro. Disposte per la maggior parte ortogonalmente al diametro dello stesso, si accalcano impostandosi spesso le une sulle altre o sulle sepolture della fase precedente compromettendone la loro integrità. Le deposizioni testimoniano un notevole cambiamento nel costume funerario legato ad una ideologia che manifesta un particolare interesse per la cura del corpo. Nelle sepolture maschili, ma talvolta anche in quelle femminili, compare lo strigile in ferro – strumento utilizzato dagli atleti per ripulire il corpo dal miscuglio di olio e polvere, che si formava sulla pelle dopo le gare. Nelle deposizioni femminili compare lo specchio in bronzo con o senza manico fuso e perline in pasta di vetro. Per entrambi i sessi è presente il balsamario (contenitore di olii ed essenze profumate), in argilla o in pasta di vetro, così come in alcuni casi è attestato vasellame da tavola e ceramica di uso comune. L’ornamento personale, sia per gli uomini che per le donne, resta in generale piuttosto semplice e circoscritto principalmente alle sole fibule (spille di sicurezza/fermaglio), che ora sono in ferro e raramente in argento o in bronzo; notevoli gli anelli digitali in metallo prezioso che appaiono di pregevole fattura. Questo cambiamento in ambito funerario attesta l’affermarsi e il diffondersi di mode e di costumi di tipo ellenizzante dovuto o al fatto che la comunità locale assorbe e fa propri modelli culturali venuti da fuori o invece è testimonianza di uno stanziamento contemporaneo o creato subito dopo la fondazione in territorio equo delle due colonie latine di Alba Fucens (303 a.C.) e Carsioli (298 a.C.).