Una importante e articolata indagine investigativa, conclusa nell’autunno del 2018, ha permesso ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di recuperare due capitelli romanici trafugati nel 1984 dalla cripta di S. Giovanni in Leopardis in Borgorose (RI). La riuscita dell’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto, è stata frutto del costante monitoraggio nel settore antiquario e dei capillari controlli amministrativi su tutto il territorio nazionale. Le investigazioni dei Carabinieri TPC si sono focalizzate verso un antiquario umbro, all’interno della cui abitazione è stata effettivamente verificata la presenza dei due capitelli  decorati variamente con motivi fitomorfi (foglie di acanto stilizzate con elementi stellari), zoomorfi (un leone che azzanna un capro) ed antropomorfi (quattro arcangeli?). Gli splendidi capitelli di fattura romanica appartengono alla cripta dell’antico monastero benedettino posizionato in una località agreste fuori dal centro di Borgorose.

il monastero è menzionato per la prima volta nella Bolla papale di Anastasio IV del 1153 con il nome di oratorio di San Leopardo e costruito su un antico tempio pagano dedicato forse alla dea Diana, probabilmente frequentato fino alla seconda metà del IV secolo. Il monastero fu eretto usando, come struttura di partenza, le rovine murarie dell’edificio pagano. Era una chiesa romanica a croce latina di perimetro 21×9 metri. Attualmente, della struttura della chiesa restano solamente due muri e, dalla forma esterna della cripta e da un disegno di Vespignani del 1830, si constata che la chiesa fosse dotata di un’abside semicircolare e che la cripta si trovasse al di sotto dell’altare. Il culto di San Leopardo ha origini antiche: esso risale, infatti, alle prime comunità cristiane della zona. Dopo il terribile terremoto del 990, i monaci benedettini di Montecassino fecero ricostruire tutto ciò che era stato distrutto dal sisma dai maestri di Valva. Furono proprio loro i probabili autori della Cripta di S. Giovanni in Leopardis. Nel 1231 la chiesa dipendeva dall’abbazia di S. Pietro di Ferentillo di Spoleto. Nel 1303 entra nei possessi di San Giovani in Laterano di Roma, che ne nomina l’abate, e cambia probabilmente titolazione, mantenendo la precedente. Nel 1398 era ritenuta una tra le chiese più importanti della diocesi reatina ed esercitava la sua giurisdizione su tutte le pievi e le cappelle presenti nei territori di Collefegato e Poggiovalle. Nonostante nel 1651 il vescovo di Rieti ordinò che vi si celebrasse messa regolarmente, ciò non potè evitare l’abbandono della struttura e la conseguente rovina dell’edificio. La chiesa di S. Giovanni in Leopardis fu, infatti, abbandonata per la nuova e più comoda chiesa di S. Caterina a Borgocollefegato, luogo ove sin dal XV sec. andava scendendo la popolazione del castello a casa dei forti terremoti che dovevano aver distrutto il centro incastellato. La chiesa di Santa Caterina, già esistente nel 1561, prese allora il titolo di principale. Proprio per questo motivo, nel 1745, la chiesa di S. Anastasia fu abbellita con il portale ed il rosone sottratti alla chiesa di S. Giovanni, che fu ulteriormente danneggiata da cattivi restauri e atti di vandalismo. Attualmente ciò che rimane dell’antica chiesa di S. Giovanni in Leopardis è soltanto la Cripta a pianta basilicale con un abside semicircolare situato sul lato lungo orientata a nord-ovest. La pianta era costituita da tre navate con le volte a crociera, illuminata da strette monofore e da otto colonne che sostenevano le volte. Aveva otto capitelli variamente decorati con simbologie che rimandano alle storie del vecchio testamento e al vangelo di Giovanni. Nel 1981 la cripta fu restaurata dal Comune di Borgorose, ma pochi anni dopo, nel dicembre 1984, essa subì un gravissimo ed irreparabile danno: ignoti, approfittando dell’isolamento campestre della struttura, spezzarono cinque colonne che sostenevano altrettanti capitelli, rubandoli e provocando il crollo di parte delle volte, e la rovina dell’intera struttura.

“Questo splendido monumento [era] il più bell’esempio, se non l’unico conservatosi, di architettura romanica benedettina nel Cicolano” – Andrea Staffa, 1986.

Il 19 ottobre 2019 il MAC ha inaugurato l’esposizione al pubblico dei due capitelli trafugati, ritornati finalmente sul territorio. Grazie all’interesse del Comando Carabinieri TPC, di concerto con gli Enti amministrativi, essi sono stati collocati nella sala 8 del MAC per un’esposizione permanente a vantaggio della comunità locale. Un primo passo volto a sensibilizzare la riqualificazione della cripta, gioiello architettonico romanico della piana di Borgorose, riconosciuto  Monumento d’interesse nazionale nel 1911, ma purtroppo mortificato dall’abbandono (iniziato già sul finire del ‘500) e dal pubblico disinteresse.

Virgilio Vespignani, 1830, veduta della chiesa di S. Giovanni, Museum Soane of London