Estratto da contributo di Alessandro De Luigi  in “Persistenze ed evoluzione del popolamento in area centro-italica in età antica. Il caso del vicus di Nersae” di Flaminia Verga, 2003

1.1. Il Cicolano, ovvero il territorio degli Equicoli

Il territorio del nucleo originario della nazione equa, nel quale questo popolo venne relegato in seguito alla romanizzazione, sembra corrispondere a quello che i Romani chiamavano ager Aequiculanus, e che oggi ha il nome di Cicolano. Questa regione nel cuore dell’Appennino oggi occupa l’estremità orientale della provincia di Rieti, cui è stata accorpata nel 1927. Precedentemente queste terre appartenevano all’Abruzzo (al quale gli abitanti si sentono tuttora molto legati dal punto di vista culturale): la loro storia è strettamente connessa a quella del Regno di Napoli e successivamente delle Due Sicilie, del quale costituivano una delle zone del confine write essay service settentrionale. Il limite occidentale dell’ager Aequiculanus era costituito dalla città di Cliternia (Capradosso), al confine del territorio sabino. Il territorio degli Equicoli risaliva lungo la valle del Salto, con le alture collocate a nord di essa, come quelle di Rascino, fino alle Montagne della Duchessa ed al monte Velino, che ne costituiva il limite orientale. In questa zona sorgeva l’altro municipio di età romana, quello della Res Publica Aequiculanorum, identificabile con il centro di Nersae, ricordato anche da Virgilio nell’Eneide (VII, 744). Il territorio era delimitato a Sud dai monti che costituiscono lo spartiacque tra il Salto ed il Turano (Monti Carseolani). Oggi quest’area appartiene a quattro comuni, tutti in provincia di Rieti: partendo da Ovest, Petrella Salto, Fiamignano, Pescorocchiano e Borgorose.

1.2. Oltre il Cicolano: il territorio degli Equi all’apogeo della loro potenza.

Il territorio degli Equi nel momento della loro massima espansione (V sec. a.C.) era molto più ampio dell’ager Aequiculanus, ossia del Cicolano, che ne costituiva semplicemente la parte più settentrionale. Era compreso tra i territori dei Sabini a ovest e a nord, dei Vestini a nord, dei Marsi ad est, degli Ernici a sud-est, dei Latini a sud-ovest. Facendo riferimento alla topografia odierna, comprendeva a nord la valle dell’Imele-Salto, fino ad arrivare ai margini occidentali della piana del Fucino e al Monte Sirente; scendendo a sud arrivava a comprendere l’alta valle del Turano verso Orvinio, per poi discendere lungo i monti Sabini verso Mandela e Cineto, arrivando fino a Genazzano seguendo i monti Prenestini. Il limite meridionale era originariamente costituito dalle alture che costituiscono lo spartiacque tra la valle dell’Aniene e quella del Sacco. A sud-est includeva l’alta valle dell’Aniene, dove sorgono gli attuali centri di Trevi e Filettino, ed arrivava attraverso i Monti Simbruini fino all’alta valle del Liri. Stando a quanto ci raccontano le fonti, dopo la spedizione di Coriolano del 488 a.C. l’area occupata dagli Equi fu ampliata a sud con l’aggiunta di una sorta di “corridoio” compreso tra il territorio dei Latini ad ovest e quello degli Ernici ed est. In quest’area dovevano sorgere le città di Bolae, Vitellia e Corbio. È questa la zona in cui passavano gli eserciti che si congiungevano lungo la via Latina ai Volsci, e che includeva probabilmente un’area compresa tra gli attuali centri di Paliano, Valmontone e Montecompatri. Quest’area dovette rimanere nelle mani degli Equi per circa un secolo, almeno fino alla caduta di Bolae nel 389 a.C.