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IL CONTESTO STORICO

Il Cicolano è una sub-regione della provincia di Rieti posta al confine tra Lazio e Abruzzo. Di notevole bellezza paesaggistica quest’area é caratterizzata dalla presenza di numerose necropoli, resti di mura in opera poligonale e rovine di santuari che testimoniano l’occupazione del territorio fin dall’età più antica.

Il nome Cicolano mantiene il ricordo dell’antica popolazione che abitò la valle del fiume Salto. Gli storici che scrivevano durante l’età augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.) chiamavano, infatti, Equicoli gli abitanti di questa impervia area montuosa, ricca di boschi e selvaggina. Tuttavia lo storico Diodoro Siculo (I sec. a.C.) sottolineava il fatto che il diminutivo “Equicoli” fosse entrato in uso per indicare i discendenti degli Equi ormai decaduti dopo la sottomissione ai Romani avvenuta qualche secolo prima. Gli Equi, popolo di fieri guerrieri, occupavano in origine un territorio molto più esteso che comprendeva oltre la valle del Salto, anche quelle del Turano e dell’Aniene.

A cavallo tra il V e il IV secolo a.C. gli Equi, allettati dalle fertili pianure costiere del Lazio e appoggiati da Volsci e Sabini,  furono  protagonisti di un’espansione progressiva verso ovest che arrivò a minacciare i territori delle città latine e la stessa Roma. Nel 488 a.C. le fonti li ricordano al seguito di Coriolano e dei Volsci in una vittoriosa campagna contro i Latini che permise loro la conquista di una parte dell’alta valle del Sacco. Tuttavia le rovinose sconfitte subite per mano romana arrestarono la discesa degli Equi verso la pianura. Ricacciati verso l’interno montuoso furono assoggettati definitivamente nella breve quanto feroce campagna militare del 304 a.C.

La strategia territoriale giustificò dunque il quasi totale sterminio degli Equi, i cui superstiti vennero emarginati in quella zona ristretta attraversata dal fiume Salto, che da allora prese il nome di Ager Ecyculanus, a presidio della quale i Romani costruirono l’imponente colonia militare di Alba Fucens nel 303 a.C. e quella di Carsioli nel 298 a.C., sancendo definitivamente l’inizio della romanizzazione del territorio.

Dagli scavi al Museo

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La rovine disseminate nel paesaggio cicolano suscitarono la curiosità erudita dei primi viaggiatori del Grand Tour, i quali spingendosi – agli inizi dell’Ottocento –  fuori dai classici percorsi e dai luoghi più conosciuti si interessarono principalmente ai  resti dei terrazzamenti sparsi lungo il territorio cicolano, che attribuirono all’opera del mitico popolo dei Pelasgi. La curiosità lasciò subito spazio a un caso di vera indagine storico-archeologica che tenne impegnata, durante l’occupazione francese, l’Académie des Iscriptions et Belles Lettres di Parigi e numerosi archeologi e viaggiatori. Le perlustrazioni affidate all’architetto Giuseppe Simelli determinarono la riproduzione grafica di numerose presenze archeologiche del Cicolano, eseguita mediante preziosi disegni e acquarelli molto accurati. Dopo la morte del Simelli e le successive ricognizioni di  Edward Dodwell e di Virginio Vespignani, le indagini e lo studio della zona  furono presto abbandonati. I risultati rimasero inediti e la mancanza, per lungo tempo, di valide ricerche locali spensero completamente la luce sulla ricostruzione storica del territorio, almeno fino all’individuazione dell’eccezionale tumulo di Corvaro, denominato “Montariolo”, avvenuta nel 1984 a seguito di scavi clandestini.

 

dagli-scavi-al-museo_scavoLa scoperta del grandioso monumento funerario ha determinato l’inizio delle ricerche nel territorio cicolano che, per oltre trent’anni, è stato oggetto di numerose indagini di scavo e di ricerche condotte dalla Soprintendenza competente e da Università Straniere. I numerosi ed importanti rinvenimenti archeologici effettuati, preziosa testimonianza della cultura dell’ antico popolo degli Equicoli, hanno motivato la costituzione del nuovo Museo Archeologico Cicolano (MAC) che deve essere considerato il museo di tutto il territorio della valle del Salto.