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La tessitura cicolana del primo Novecento

22/09/2018 @ 17:30 - 01/09/2019 @ 19:00

3,00€

In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 2018 – L’arte di condividere” il MAC ha presentato Le tradizioni ritrovate, un evento/mostra rivolto alla valorizzazione della produzione tessile del Cicolano, attività artigianale abbandonata con il tramonto dello stile di vita contadino e l’avvento di quello proletario nei primi anni Sessanta.

La tessitura cicolana del primo Novecento

Nell’economia di sussistenza della superata civiltà contadina, tutto veniva prodotto in casa. La vita sull’Appennino – fino al secondo dopoguerra – era dura, poco fruttuosa e incentrata sulla pastorizia. Ogni necessità generava virtù, ed ogni virtù veniva perfezionata nel tempo per divenire artigianato. Tra i modi di provvedere al necessario per la famiglia, uno dei più importanti era quello di dotarsi di biancheria, di canovacci da toilette e da cucina, di coperte da letto e di sacchi per la conservazione delle granaglie. In che modo le povere comunità di montagna ovviavano all’acquisto dei beni  tessili in assenza di possibilità economiche?

Era la maestria delle donne a risolvere. Da tempo immemore le donne della valle del Salto ereditavano dalle loro madri le conoscenze fondamentali per produrre autonomamente i tessuti. Attraverso tecniche consolidate – novelle Penelopi –  apprendevano sin dall’infanzia l’utilizzo del telaio manuale (‘u tolaru in dialetto cicolano) azionato con mani e piedi. Era un lavoro laborioso e processuale, che solo la tenacia femminile poteva portare a compimento.

L’arte della tessitura iniziava dai campi, ovvero dalla raccolta delle piante di canapa, lino e ginestra, dalle quali si estrapolava la matassa vegetale da pettinare. Solo dopo aver ottenuto il filo da rocchi e fusi, le donne potevano sedere di fronte il telaio e spingere la navetta tra le fauci dell’ordito. Era un vero mestiere, funzionale alle esigenze della quotidianità, non scevro tuttavia da abilità ornamentali quando bisognava “tramare” i broccati delle coperte da letto, vero pezzo forte della dote nuziale. Il telaio era di fatto un oggetto immancabile nella dote della sposa. Al telaio era riservato in ogni casa uno spazio, anzi un’intera stanza, oppure veniva messo a disposizione per le famiglie più modeste.

La mostra allestita al museo ha quindi come nucleo principale il corredo dotale prodotto dalle tessitrici cicolane tra il 1939-60, ultime depositarie di un’attività artigianale che ha smesso di avere apprendiste da ormai un cinquantennio. Tessere rimane solo nei luoghi della Memoria rievocati dai racconti dei più anziani. L’obiettivo pertanto è quello di far scoprire ai giovani  la nobiltà e le competenze spesso complesse di quest’arte, annoverata purtroppo ancora tra le povere e poco degna d’attenzione.

L’esposizione si sviluppa sul I° piano del museo, suddivisa in quattro micro-sezioni:

  1. 1. Dalla pianta al filo – strumenti e tecniche utilizzate nelle varie fasi di lavorazione e trasformazione delle fibre vegetali in matasse di filato (lana, canapa e lino);
  2. 2. Il telaio a mano – esposizione di un telaio a quattro licci in legno, ricostituito grazie all’esperienza del prof. Enzo Di Marco, databile ai primi decenni del Novecento;
  3. 3. La dote nuziale – esposizione dell’intero corredo matrimoniale composto da tutte le tipologie di tessuti che la donna tesseva per il proprio matrimonio (federe, asciugamani, canovacci, biancheria, tovaglie e coperte). La dote, una volta costituita, era riposta in bauli di legno e trasportata a dorso di mulo nella casa del futuro sposo (cerimonia del carraggio) la settimana prima delle nozze. Era il contributo patrimoniale che la famiglia della sposa elargiva alla costituzione dei beni della nuova famiglia, indennizzo dell’eredità genitoriale. Il patrimonio dei futuri sposi, il cui usufrutto era ceduto al marito, veniva formalizzato mediante la stipula dei capitoli matrimoniali, accordi tra le parti riguardo il valore del corredo dotale. L’apprezzu era il documento locale che stimava sotto ratifica notarile l’elenco dei beni dotali (in esposizione una copia del 1947). Da ricordare che l’istituto della dote è rimasto legalmente obbligatorio fino al 1975, anno in cui venne promulgata la riforma del diritto di famiglia con il nuovo Codice Civile, il quale abolì la convenzione dichiarandola retrograda e ormai superata.
  4. 4. La produzione tessile – ultima sezione della mostra composta da dieci splendide coperte matrimoniali in broccato lanciato realizzate al telaio da tessitrici locali specializzate, suddivise per tipologia decorativa. La sezione è arricchita anche dalla presenza di due raffinati abiti da sposa corvaresi indossati rispettivamente nel 1920 e nel 1930.

L’esposizione dei vari tessuti, compresi manufatti ed oggetti della tradizione contadina, è stata resa possibile grazie alla disponibilità e alla partecipazione di numerosi privati coordinati dal gruppo CorvaroComeCultura.

archivio fotografico di Carlo Proia

 

Dettagli

Inizio:
22/09/2018 @ 17:30
Fine:
1 Settembre @ 19:00
Prezzo:
3,00€
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